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mercoledì 28 maggio 2008

Dal nero al verde

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L'aria che tira oggi ha un odore strano, un odore che molti pensavano dimenticato, sotto cumuli di macerie, sepolto dal tempo, riportato, di tanto in tanto, all'attenzione, da cicatrici profonde impossibili da cancellare.
Invece ritorna, trascinato con un vigore da far paura, pechè a trascinarlo è l'ignoranza, diceva Socrate, "C'è un solo bene: il sapere. E un solo male: l'ignoranza". Questo porta molta gente a rivedersi in vecchi spiriti, in fantasmi che hanno avuto in mano il destino di molta gente e si sono immaginati Dio, decidendo cosa fare delle loro vite, attaccandosi a false credenze razziali, ideologiche e dogmatiche. Il tutto ritorna, in nome di libertà, ognuno di loro che hanno il cosidetto cuore nero o cuore verde, parlano di libertà. Ma libertà da cosa? Libertà da chi? Dal nemico comunista(?)..mah andiamo... non diciamo sciocchezze, il nemico comunista è stato abile ad eliminarsi da solo senza aver bisogno di nemici esterni ...allora? Qual'è la liberta che loro vogliono donarci(?)

  • La libertà indica l'essere libero, la condizione di chi non è prigioniero e non ha restrizioni, non è confinato o impedito. La libertà in senso più ampio è anche la facoltà dell'uomo di agire e di pensare in piena autonomia, è la condizione di chi può agire secondo le proprie scelte, in certi casi grazie ad un potere specifico riconosciutogli dalla legge. (citazione Wikipedia).
Siamo schiavi del nostro passato, tutto quello che facciamo, diciamo e pensiamo è figlio di quel passato che ritorna prepotente, senza rederci conto che il presente ed il futuro chiedono qualcosa di diverso e soprattutto di nuovo. Non capiamo che ormai le vecchie ideologie e i vecchi scontri, modello anni settanta, sono ormai passati, erano già vecchi allora figuriamoci adesso, perchè adesso viviamo in un era dove l'ideologia non serve più, siamo nell'era del materialismo esasperato, dove per vivere, governare o altro, serve fare e non più pensare. Guardiamo e viviamo il nostro tempo, il passato è passato, lasciamolo dov'è pronto a darci qualche consiglio, come farebbe un nonno con i suoi nipoti. Il resto è solo nullità...e basta!

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venerdì 23 maggio 2008

Per non dimenticare


Sono le 17,48 quando su una pista dell'aeroporto di Punta Raisi atterra un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall'aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c'è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista ci sono tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E' la sua scorta, erano stati raggruppati dal capo della mobile Arnaldo La Barbera.
Una squadra affiatatissima che aveva il compito di sorvegliare Falcone dopo il fallito attentato del 1989 davanti la villa del magistrato sul litorale dell'Addaura. La solita scorta con Antonio, Antonio Montinaro, agente scelto della squadra mobile che, appena vede il "suo" giudice scendere dalla scaletta, infila la mano destra sotto il giubbotto per controllare la pistola.
Tutto è a posto, non c'è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull'autostrada che va verso Palermo.
Tutto sembra tranquillo, ma così non è
. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che dopo otto minuti la sua Croma passerà sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie.
La Croma marrone è davanti. Guida Vito Schifani, accanto c'è Antonio, dietro Rocco Di Cillo. E corre, la Croma marrone corre seguita da altre due Croma, quella bianca e quella azzurra. Sulla prima c'è il giudice che guida, accanto c'è Francesca Morvillo, sua moglie, anche lei magistrato. Dietro l'autista giudiziario, Giuseppe Costanza, dal 1984 con Falcone, che era solito guidare soltanto quando viaggiava insieme alla moglie. E altri tre sulla Croma azzurra, Paolo Capuzzo
, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l'autostrada, l'aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall'esplosione la Croma marrone non c'è più. La Croma bianca è seriamente danneggiata, si salverà Giuseppe Costanza che sedeva sui sedili posteriori. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi.
Feriti come altri venti uomini e donne che erano dentro le auto che passavano in quel momento fra lo svincolo di Capaci e Isola delle Femmine.

Fonte:
la strage di capaci


venerdì 16 maggio 2008

Divo Giulio

lunedì 12 maggio 2008

Rifiuti atomici (anche lucani) negli Usa. Ma possono tornare


Negli Stati Uniti, è in corso una battaglia in punta di diritto che potrebbe «denuclearizzare » il futuro di lucani, campani, piemontesi, emiliani e abitanti del Lazio. Per loro - come dimostra un documento esclusivo - è in gioco la possibilità di liberarsi di tonnellate di materiale atomico pericoloso. Come si ricorderà, lo scorso marzo, «La Gazzetta del Mezzoggiorno» rivelò in anteprima nazionale che una società dello Utah, la Energy Solutions Inc. di Salt Lake City, aveva chiesto i permessi per importare negli Usa 20.000 tonnellate di rifiuti radioattivi italiani.

La domanda era stata inoltrata alla United States Nuclear Regulatory Commission (Nrc), cioè la Commissione governativa americana per la regolamentazione nucleare. Come pubblicammo, si tratta di «metalli contaminati, grafite, materia risultante da attività di asciugatura (come legno, carta e plastica), liquidi (come fluidi acquosi e a base organica) e resine a scambio ionico (trattate e non trattate)», che sono resine speciali usate, per esempio, nel trattamento di scarichi radioattivi. «Il volume totale stimato dovrebbe essere approssimativamente di 1.000.000 di piedi cubici», equivalenti a 28.316,84 metri cubi. Il trasporto dovrebbe avvenire via mare. Porti d'arrivo potrebbero essere New Orleans e Charleston (!South Carolina). Dopodiché la Energy Solutions provvederebbe a trasferire il materiale nucleare italiano nel suo impianto del Tennessee (a Oak Ridge) per riprocessarlo.

Infine, ultimata questa attività di trasformazione, la società si propone di stoccare circa 1.600 tonnellate di scorie in un suo deposito specializzato che si trova nello Utah (Tooele County).

Ebbene, oggi la «Gazzetta» è in possesso della copia originale della domanda presentata dalla Energy Solutions alla Nrc. Non soltanto conferma quanto è stato appena detto ma, soprattutto, aggiunge dettagli fondamentali. Per prima cosa, si scopre che quell'unico documento contiene due domande d'autorizzazione: una effettivamente riguarda l'import, l'altra però riguarda l'esportazione in Italia. È scritto «nero su bianco» che nel nostro Paese verrebbero rispediti «i rifiuti radioattivi che non possono essere sistemati nello Utah». Si parla di una quantità che «approssimativamente» potrebbe raggiungere le «1.000 tonnellate di rifiuti contaminati radioattivamente ». E va qui precisato che il deposito dello Utah è autorizzato ad accogliere soltanto scorie a bassa radioattività.

Tanto per l'import, quanto per l'export, il referente italiano indicato dalla Energy Solutions è la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari). Questa è una Spa che per unico socio ha il ministero dell'Economia e delle Finanze ed è stata incaricata dallo Stato di smantellare, in sicurezza, il patrimonio radioattivo italiano. La Energy Solutions dettaglia alla Nrc anche da quali «fornitori » arriverà il materiale radioattivo: dalle quattro centrali atomiche di Trino (in Piemonte), Caorso (Emilia-Romagna), Garigliano (Campania) e Latina (Lazio); nonché dagli impianti «in via di smantellamento» di Saluggia e Bosco Marengo (entrambi in Piemonte), da quello di Casaccia (in provincia di Roma) e, infine, da quello di Trisaia, nel territorio di Rotondella (Matera).

Centrali e impianti si ritrovano, pari pari, nell'elenco dei «destinatari» italiani dell'esportazione. Per onore di verità, va qui puntualizzato che - come fedelmente riportato nei due articoli pubblicati a marzo - la «Gazzetta» aveva chiesto alla Sogin dettagli e conferme. L'intenzione era di dare la possibilità alla società di spiegare agli italiani cosa stava accadendo, anziché affidare un argomento tanto importante e delicato esclusivamente a fonti d'oltreoceano. Nel primo caso la Sogin non volle neppure confermare d'aver fatto un accordo per l'export radioattivo con la Energy Solutions; nel secondo la risposta fu un «no comment».

Comunque, prima di dare il suo fondamentale assenso all'import-export della Energy Solutions, la Nrc ha però dovuto avviare una fase di «informazione e ascolto» della popolazione. La quale, informata, s'è mobilitata con cortei, picchettaggi, manifestazioni, petizioni. Gli americani (e soprattutto alcune sigle ambientaliste) contestano sia l'importazione in sé, sia alcuni aspetti dell'operazione: c'è chi non vuole quelle navi in porto, chi non vuole che il materiale attraversi i suoi confini a bordo di tir o treni e chi, infine, non vuole sia stoccato in territorio americano. I politici non sono rimasti sordi alle pressioni della gente.

Ieri s'è riunito il Northwest Interstate Low-Level Waste Compact (Nwic), un organo intergovernativo che, dal 1981, si occupa di rifiuti a bassa radioattività e tutela dei cittadini. È composto da otto Stati: Alaska, Hawaii, Idaho, Montana, Oregon, Washington, Wyoming e Utah. All'ordine del giorno c'è la domanda della Energy Solutions e, purtroppo per l'Italia, l'esito della riunione appare scontato. Infatti, il governatore dello Utah, Jon Huntsman, ha già dato mandato al suo rappresentante di bocciare la richiesta di stoccare nel suo territorio i rifiuti italiani. Stando al regolamento, l'assemblea nulla può, se manca l'autorizzazione dello Stato che deve accogliere le scorie.

Il «no» è inevitabile, quindi. Ed è un «no» di peso, un «no» istituzionale. La Energy Solutions, però, non demorde. Come riporta il «The Salt Lake Tribune» di mercoledì scorso, suoi funzionari hanno affermato che soltanto la Nrc ha voce in capitolo quando si tratta di importazione di rifiuti. I legali della società, inoltre, hanno sottolineato che l'Nwic non ha potestà sulla discarica dello Utah (perché è uno stabilimento di privati), che la sua autorità è di rango inferiore rispetto alle norme federali e che la Costituzione americana impone alla Nwic di non discriminare tra materiali nazionali e d'importazione. Non è dato sapere come si risolverà la querelle ma è senz'altro opportuno che gli italiani stiano all'erta. Non è soltanto una questione interna americana.

Fonte: peacelink

giovedì 8 maggio 2008

La lobby nucleare e il segreto di Stato lucano

L'"affaire Scanzano" - con il deposito geologico di scorie nucleari - è ancora coperto da un non meglio definito "segreto di Stato", che nessuna Commissione parlamentare ha svelato e che nemmeno le querelle politiche di Bubbico e Giovanardi hanno chiarito, tanto è vero che nessuno vuol dire o ammettere chi era il colpevole e, soprattutto, chi sapeva.

Non è ancora chiaro quindi il segreto di Stato che coprì l'operazione del sito nazionale di scorie nucleari nel novembre del 2003 a Scanzano Jonico, che la lobby nucleare con il placet del nuovo governo potrebbe sfruttare - a suo favore, con una nuova norma che pregiudica le autorizzazioni delle competenti autorità sanitarie, di sicurezza (Asl, Vigili del Fuoco) e degli Enti territoriali locali, al fine di realizzare centrali elettriche o depositi di scorie nucleari. In data 1 maggio 2008 è divenuto operativo il Regolamento collegato alla Legge n.124 del 3 agosto 2007 che riguarda il segreto di Stato per la realizzazione di alcune opere e infrastrutture da parte dello Stato. Il regolamento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16 aprile 2008. Il testo è stato adottato sulla base dell'art. 39 della Legge n.124 del 3 agosto 2007. Nella sostanza è la legge che ha riorganizzato i servizi di intelligence: Sismi e Sisde sono stati sostituiti dall'Agenzia informazioni e
sicurezza interna [Aisi] e dall'Agenzia informazioni e sicurezza esterna [Aise].

L'art. 39 prevedeva, appunto, un regolamento per definire il segreto di Stato e stabilire
quali siano le materie che possano rientrarvi. L'allegato fu adottato dal Consiglio dei
Ministri lo scorso 8 aprile (Governo uscente). Fin qui tutto regolare, tranne l'Allegato 1
che integra l'articolo 5, «Materie di riferimento», punto 17: «Gli stabilimenti civili di
produzione bellica e gli impianti civili per produzione di energia ed ogni altra
infrastruttura critica». Nella fattispecie "per infrastrutture critiche" potrebbe accadere
che il centro Enea-Sogin della Trisaia di Rotondella sia riempito di fusti radioattivi
provenienti da qualsiasi parte del Mondo senza che il sindaco o le Asl ne siano a conoscenza (non a caso esiste ancora il Decreto Marzano che prevede l'utilizzo dei siti provvisori definitivi). Oppure che, nei Calanchi, al malaugurato ritrovamento di un fusto radioattivo le argille potrebbero diventare zona contaminata o di interesse militare, una recinzione con un cartello "zona militare " ed ecco spuntare il nuovo sito ingegneristico di superficie, tanto desiderato dalla lobby nucleare. Né più, né meno quanto volevano fare a Scanzano nel novembre 2003, ossia con un Decreto di tipo militare si doveva realizzare un deposito di scorie nucleari, con un generale con ampi poteri sulle autorizzazioni e sugli appalti. Come se i governanti non avessero mai imparato la grande lezione di democrazia di "Scanzano" e continuano ancora ad imporre loschi interessi contro le economie locali e sulla pelle dei cittadini, dimenticando che in ogni parte d'Italia, dove si vogliono realizzare centrali, inceneritori o opere distruttive per la salute e il territorio, tutti indistintamente dal colore politico, combattono le decisioni imposte dall'alto.

Alla luce di questa ennesima minaccia per la democrazia è bene che la Giunta e il Consiglio regionali della Basilicata si adoperino, immediatamente, per allontanare le Barre di Elk River riconvertendo il sito di Trisaia in una Facoltà sulle Energie Rinnovabili e realizzando il tanto atteso Parco dei Calanchi. Qualora, disgraziatamente, la lobby nucleare tenti di tornare in Basilicata con il deposito nazionale di scorie la classe politica lucana non potrà assolutamente dire di non sapere e non potrà nascondersi dietro nessun "segreto di Stato".

Fonte: peacelink

martedì 6 maggio 2008

Vergognoso attacco ad un comune lucano

Il Comitato NoOil Potenza esprime la propria e più vicina solidarietà al sindaco ed alla cittadinanza di Calvello entrambi oggetto di un vergognoso attacco mediatico da parte del giornale confindustriale, Il Sole 24 ore, attacco proditorio ad un comune lucano che già paga sulla sua pelle, come tutta la regione Basilicata, una colonizzazione del proprio territorio alle logiche del sistema degli idrocarburi.

Non bastasse l'ENI che, sulla scorta dei suoi giganteschi appetiti petroliferi consumati in abbondanti pasti sul territorio regionale, attenti non ad una area picnic, come alcuni media tentano di far passare l'intera faccenda, ridicolizzando una battaglia di ben altro respiro, essendo il passaggio dell'oleodotto di collegamento tra i pozzi ed il centro oli della Val d'Agri direttamente pregiudicante la sorgente di approvvigionamento idrico del comune lucano, non bastasse ancora l'UNMIG che, gettando quella maschera di neutro esecutore di mansioni che il ministero gli attribuisce, svela la sua caratteristica di dependance dell'ENI e delle compagnie petrolifere, non bastasse già il quasi ex ministro Bersani che, rincarando la dose, interviene ad un convegno di Assomineraria (l'associazione che riunisce tra gli altri, i petrolieri italici) ad assicurare ulteriori viatici allo sfruttamento selvaggio del territorio nazionale da parte delle compagnie (e Basilicata deve essere particolarmente cara al sig. Bersani, visto il suo impegno politico che nel '98 portò al disastroso accordo tra Regione Basilicata ed ENI ed al decreto legge 625/96 che addirittura abbassò dal 9 al 7% le royalties dovute per le estrazioni nel territorio nazionale), non bastassero comunque i continui attentati alla salute delle popolazioni, all'economia, alla democrazia, al territorio lucano (che ricordiamo essere interessato per un abbondante 60% alle istanze ed ai permessi vari riguardanti ricerca e coltivazione di idrocarburi), e non bastassero infine le vacuità acclarate di uno sviluppo fatto di parole e ben pochi fatti, ci si mette ora anche Confindustria con il suo organo di stampa (la Prava del liberismo straccione dei nostri imprenditori) ed una locale giornalista che corrisponde un dramma come fosse una farsa, ad attaccare un comune colpevole solo di voler continuare a bere la propria acqua e vivere serenamente il proprio territorio, già troppo invaso da trivelle ed impianti vari - altro che trivelle bloccate dall'area picnic!

Che Confindustria, con le ultime dichiarazioni del rappresentante in pectore di un made in Italy che sarebbe meglio definire assembled in Italy, vista la tendenza costante all'outsourcing a buon mercato a cui troppe di quelle imprese nazionali che si fregiano di una qualità costruita dalle mani infantili di novelli schiavi estremo-orientali ricorrono per calmierare un costo del lavoro così esoso che abbiamo scoperto essere tra gli ultimi d'Europa, avesse imboccato la strada che più le si addice in termini di alleanze, quella con l'interesse bieco alla massimizzazione del profitto con la minima spesa umana ed ambientale, era stato chiaro a tutti sin dal suo intervento cannibale contro i sindacati, colpevoli a suo dire di bloccare il paese, che con la sua erede sia ora divenuta strumento di manipolazione delle coscienze - il comune di Calvello bloccherebbe e pregiudicherebbe il raggiungimento dell'obiettivo strategico-industriale dell'ENI di raggiungere 104.000 barili di greggio al giorno in Basilicata, stando alla cronaca letta sul quotidiano economico - non ci stupisce nella sostanza, ma nei metodi.

Scatenare infatti una bufera mediatica su di un piccolo comune che non dispone neppure di un ufficio stampa in grado di difenderlo degnamente, appare troppo uno sproporzionato scontro tra Davide e Golia, per non lasciar pensare ad una intimidazione dei poteri forti esercita non solo verso un singolo comune, ma verso tutti i comuni lucani che cominciano a mostrare scetticismo, quando non criticità esplicita verso un sistema coloniale del petrolio che sta trasformando gli idrocarburi sepolti nel nostro sottosuolo da risorsa con cui riscattarsi dal passato in maledizione con cui convivere per il domani.

Il comitato no oil potenza chiede rispetto per i comuni lucani, per le loro istituzioni e per le popolazioni e chiede la fine di un sistema anti-democratico di finalizzazione del territorio della propria regione alla trivellazione maniacale con cui si sta precarizzando e distruggendo un'intera regione, che più che dal petrolio, dalle royalties e da un modello fin qui fallimentare di sviluppo, sia basato invece su quella bassa antropizzazione del territorio che può consentire uno sviluppo legato alla vocazione originaria della regione, uno sviluppo che certo non si chiama petrolio.



Fonte: peacelink

domenica 17 febbraio 2008

Chi non lavora...non fa lo schiavo!


Secondo i dati Istat la percentuale di occupazione in Italia è del 59,1 % pari a 23.417.000 unità ( dati riferiti al terzo trimestre 2007).

Il tasso di disoccupazione invece è del 5,6 % pari a 1.401.000 unità (dati riferiti sempre al terzo semestre 2007)

A guardarli da questa prospettiva, facendo confronti si potrebbe notare come sia i dati occupazionali sia quelli di disoccupazione trovano piacevoli riscontri. Rispetto a allo stesso periodo del 2006 l’occupazione era stabile al 58,4 mentre la disoccupazione era al 6,1 %.

Guardandoli cosi si nota come ci sia un netto miglioramento, molte persone trovano lavoro e sono passate da disoccupati a occupati.

Ma allora…perché tutti si lamentano?

La spiegazione è semplice, questi dati nascondono un trucco.

Un contributo all’aumento del numero di occupati è stato fornito dalla componente straniera (+201.000 unità), al seguito della perdurante crescita della popolazione immigrata iscritta in anagrafe, ecco perché si spiega l’aumento dell’occupazione e la diminuzione della disoccupazione.

Sostanzialmente sono stati aggiunti tutti gli immigrati che sono entrati in regola nel nostro paese e che lavorano, come badanti, manovali etc….dunque non c’è stato nessun sostanziale cambiamento,o aumento, se non in quello statistico.

Quindi ritorniamo a esser quelli che siamo sempre, cioè il simbolo della disoccupazione nei paesi industrializzati, la cosiddetta maglia nera d’Europa.


I motivi?? Tanti …

Si inizia dai sindacati che si sono dimenticati i diritti dei lavoratori, chi prima era assunto regolarmente adesso non lo è più ,ed è costretto ad accettare dei contratti di collaborazione a tempo determinato..

Il lavoro interinale, si assumono persone per un tempo determinato che possono esser una settimana , un mese, sei mesi, poi una volta scaduto il contratto le aziende ti licenziano senza pensarci più di due volte.

I contratti di collaborazione, dove il collaboratore non ha diritto a ferie, malattie, giorni di riposo, neanche al caffè, deve solo lavorare come una bestia, perché i contratti di collaborazione sono tutti legalizzati, per la tratta delle risorse umane.

Leggendo in giro per i vari siti, un giornalista faceva l’esempio dello schiavismo, come tutto questo possa esser paragonato alla cosiddetta tratta delle risorse umane.

Tu mi servi per un periodo, lavori, ti pago (poco), senza diritti e senza pretese; finito il periodo ti licenzio, perché non mi servi più.

Ecco…voi come lo chiamate: SCHIAVISMO (!)